Parleremo di quella che può essere considerata la più importante testimonianza artistica e storica del medioevo castellinese, una tavola scolpita in altorilievo e conosciuta come la "Lastra di Castellina".
Le prime notizie a stampa su questo oggetto ci sono fornite nel 1832 dallo storico Repetti che, nel descrivere i resti dei monasteri delle Due Badie, racconta che "... Sopra l’architrave della porta esisteva un basso rilievo trasportato in una chiesa della Castellina Marittima. In esso è scolpito il Salvatore con i simboli dei 4 evangelisti, dov’è il nome di chi l’eseguì nel seguente verso: Opus quod videtis, Bonus amicus fecit."
In realtà lo storico non ebbe modo di vedere il bassorilievo e più probabilmente riporta solo delle informazioni raccolte durante la sua visita in paese.
Chi invece la trovò a Castellina fu Giovanni Mariti che il 26 ottobre 1795 così ce la descrive: "... Sopra l'architrave vi è un quadro dello stesso Marmo bianco alto un braccio e largo due braccia e un terzo. Su esso si vede effigiato a mezzo rilievo la Figura del Salvatore a Sedere che tiene la sinistra al petto con un libro e la desta in atto di benedire coll'indice e il medio aperti e gli altri diti chiusi e nell'aureola che gli circonda il Capo sono tre Spicchi di Croce. Nei vi sono i geroglifici dell’evangelista tutti, con u libro e sopra l'Aquila un Agnello. Nel contorno del quadro si legge scolpito in lettere Majuscole alcune delle quali incise dentro all'altra: OPUS QUOD VIDETIS BONUS AMICUS FECIT PRO EO ORATE".
L'opera era collocata sopra la porta d'ingresso della chiesa di San Salvatore. Questa chiesa, oggi scomparsa, si trovava nella piazza in corrispondenza di parte dell'attuale Cassa di Risparmio di Volterra e dell'alimentari Dallari. La porta d'ingresso guardava a ponente, verso Poggivecchi.
Il Mariti però si rende subito conto che il pregio dell'opera cozza con la fattura povera dell'edifico religioso su cui era collocata. Il sospetto che provenisse da altrove è forte e la successiva visita ai ruderi dei monasteri delle Due Badie fuga ogni dubbio.
Questa è con certezza la collocazione originaria: "...La porta [del monastero] era quadrata con un grosso architrave sul quale andava a posare un arco cieco ancora vedendolo composto di marmo bianco e di gabbro verde scuro. Pare certamente che spettasse alla parte superiore di questa porta il bassorilievo in cui è scolpito un Salvatore co geroglifici dei quattro evangelisti come in questo [manoscritto] a pagina 92 e dove si lesse incisa l’iscrizione: Opus quod videtis bonus amicu fecit, pro eo orate che adesso è posto sulla porta della rovinata Chiesa della Castellina.".
La Lastra di Castellina in una incisione del XIX° secolo
La lastra rimane però sulla facciata di quel che resta della chiesa di S.Salvatore solo per poche settimane. La pregievole fattura dell'oggetto aveva da tempo destato la curiosità di collezionisti d'arte e notabili. Ne rimase particolarmente affascinato un facoltoso signore Pisano, tal Luigi Brichieri Colombi che, con il tramite dell'abate Ranieri Tempesti, riuscì a far staccare la scultura da dove era collocata.
L'edificio della chiesa di S.Salvatore non era più di proprietà della parrocchia ormai da molti anni. L'arciprete, in difficoltà economiche, aveva ottenuto dall'arcivescovado di Pisa prima il permesso di vendere materiale edilizo della vecchia chiesa, poi l'autorizzazione ad alienarla.
Le cronache e i documenti d'archivio parlano di un dono. Dono fatto dal proprietario dell'immobile, tal Pietro Biancani, ai due Pisani con il proposito di esporla tra le collezioni di sculture del Camposanto di Pisa.
Una cronaca artistica del 1830 liquida così la dipartita della lastra da Castellina: "
Il sig. Pietro Biancani della Castellina Marittima lo donò a questo insigne luogo, per secondare le brame de' signori dottor Luigi Brichieri Colombi, e Dott. Ranieri Tempesti di Pisa, ad istanza dal Conservatore Lasinio"
In realtà nel Camposanto di Pisa la lastra arriva solo il 4 dicembre del 1812. Viene dapprima esposto nella galleria sud, a sinistra del portale d'ingresso e successivamente in altre collocazioni all'interno delle gallerie del Camposanto.
L'affresco de Le sventure di Giobbe, Camposanto Monumentale, corridoio sud in una foto di fine '800. In basso è visibile anche la scultura.
Nel 1935 viene trasferita all'interno del Palazzo dell'Opera del Duomo, nella stanza del Grifo, un trasferimento provvidenziale che permette all'opera di salvarsi dai crolli della copertura del camposanto durante i tragici bombardamenti dell'agosto del 1944.
Nel dopoguerra fu riportata in Camposanto e posta nella parete di fondo del Salone degli Affreschi, quindi nel 1986 fu trasferita nel Museo nazionale di S.Matteo ed esposta nella sala delle sculture, dove ancora oggi fa bella mostra di se.
Gabriele Biagi
La Lastra di Castellina - Museo di S.Matteo, Pisa
La Lastra di Castellina - Dettaglio
La Lastra di Castellina - Dettaglio
La Lastra di Castellina - Dettaglio
Note informative sull'opera
Autore: Bonamicus
Opera: Fronte d'altare con Redentore, Simboli degli Evangelisti e Agnus Dei
Materia e Tecnica: Calcare scolpito
Datazione: Ultimo quarto del XII secolo (1175-1200)
Misure: 70x132x19
Provenienza: Castellina Marittima, con molta probabilità era un fronte d'altare proveniente dalla Monastero di S.Salvatore a Moxi
Collocazione attuale: Museo Nazionale di San Matteo
Descrizione
La lastra è di formato rettangolare e presenta una incorniciatura liscia modanata. Lungo il bordo inferiore corre l'iscrizione con la firma dell'artista:
HOC OPUS QUOD VIDETIS BONAMICUS FECIT P(ro) EO ORATE (Bonamico fece quest'opera che vedete. Pregate per lui).
Al centro del rilievo è una mandorla dalla cornice a racemi che mostra al suo interno la figura di Cristo benedicente. Il Redentore siede su di una silla plicatilis . Indossa una lunga tunica ed un mantello e tiene nella mano il libro aperto. Ai suoi lati si distribuiscono i quattro simboli degli Evangelisti, due per lato. Il toro di Luca e il leone di Marco, animali terrestri, occupano la zona inferiore, in posa rampante, rispettivamente a sinistra e a destra della mandorla. Al di sopra, sono le due figure aeree dell'angelo di Matteo e dell'aquila di Giovanni. Tutti gli animali sono alati, dotati di nimbo e mostrano il libro aperto. Sopra il dorso dell'aquila compare il un piccolo Agnus Dei che regge la croce con la zampa anteriore.
Contesto
Le più antiche descrizioni dell'opera riferiscono di un suo originario utilizzo come architrave del portale della perduta Badia di San Salvatore a Moxi. Le dimensioni e il formato della lastra fanno però supporre che la destinazione iniziale sia stata diversa. Infatti, la sistemazione nel portale della badia non sembra poter esser stata quella originaria. La forma e la tipologia del rilievo fanno piuttosto supporre che la lastra abbia costituito il fronte di un paliotto di altare. Da un punto di vista iconografico e tipologico la lastra segue del resto uno schema diffuso sia tra i portali di chiese che i paliotti di altare, dove compare spesso la figura di Cristo in mandorla con il Tetramorfo e l'Agnello o altri elementi simbolici.
Ambito stilistico-culturale
L'opera costituisce, insieme ai capitelli della pieve di Mensano in Val d'Elsa, è una delle poche opere firmate e certe di Bonamico. I suoi caratteri stilistici evidenziano i rapporti con la scultura pisana della seconda metà del XII secolo, maturata sul solco dell'attività di Guglielmo e Biduino (a cui per lungo tempo era stata attribuita la paternità della lastra). Analogie formali e morfologiche molto forti si rinvengono invece con i capitelli della pieve di Mensano, anche se questi si distinguono per il diverso aggetto delle figure e una maggior morbidezza di modellato. Lo dimostra chiaramente il confronto fra le capigliature dei diversi personaggi, fra le criniere e le pose degli animali, o fra la tipologia degli occhi con orbite profonde ed alte arcate sopraccigliari.
Datazione
Alcune caratteristiche del modellato hanno fatto più volte oscillare la datazione del rilievo di Bonamico. I riferimenti alla produzione scultorea pisana della seconda metà del XII secolo consentono comunque di circoscrivere l'epoca di realizzazione del rilievo a questo stesso ambito cronologico.
Riferimenti bibliografici
G. Mariti, Odoperico per le Colline Pisane, Manoscritto Biblioteca Riccardiana, Firenze
E. Repetti, Dizionario storico geografico e fisico della Toscana, Carrara, 1832
A. Milone, schede, in I marmi di Lasinio, catalogo della Mostra Pisa 1993, Firenze 1993
A. Ducci, I Capitelli e la lastra con iscrizione della pieve di Mensano: precisazioni su Bonamico, in Medioevo a Volterra, Pisa 2002
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